CULTI PRECRISTIANI, FOLCLORE E DIAVOLI
(di Tana)
Ogni società altamente strutturata occidentale presenta un culto ufficiale e una serie di sotto culture profondamente radicate che mantengono intatto lo spirito delle religioni precedenti all’istallazione di tale culto, queste pratiche a cui il popolo è sempre fortemente legato vengono notoriamente chiamate “foclore” dandone spesso un’accezione dispregiativa. Ancora oggi ciò che è folclore viene accantonato preferendovi ciò che la massa sociale impone come status, si pensi alla musica tradizionale e quella importata e si abbia il coraggio di ammettere che fra una tarantella e i Cramberries la stragrande maggioranza della gente preferisce ascoltare il gruppo anche senza capirne una parola. Questo comportamento fa parte in realtà di un’attenta imposizione del pensiero governante e accadeva anche al tempo dei romani. A quell’epoca la religione romana, fortemente influenzata da quella greca, imponeva dei clichè che tentavano di sradicare le fondamenta culturali degli etruschi (chiamati pagani, della campagna) per installare l’ordine militare sul quale fondare il nuovo e maestoso stato, un tentativo che ebbe alcune vittorie ma altrettante sconfitte: il popolo continuava ad avvicinarsi alle vecchie tradizioni, il loro sapore antico coglieva più nel profondo dei cittadini e man mano si andò radicando. Quando al posto del panteon romano si installò il monoteismo il problema si ripresentò: le vecchie tradizioni, diventate folclore, si erano mischiate alla religiosità romana e avevano profonde fondamenta, fra queste in modo particolare alcune concezioni magiche che erano mal tollerate anche dall’Impero ma che non si era riuscito a sradicare, al massimo si era riuscito a modificargli nome assimilandolo alla religione ufficiale e salvando così la facciata. Il monoteismo però non solo non si sposava ma era addirittura incompatibile con tali credenze che avevano origini strettamente locali con qualche influsso lontano dall’Egitto. Esso invece traeva origine dal giudaismo con presupposti e cultura totalmente differenti. In un primo momento apparse una certa tolleranza, com’era accaduto nell’Impero Romano ma quando il potere politico lo permise iniziò la violenta repressione; in questo periodo infatti svariate nuove sottoculture monoteistiche si andavano creando, culture che non rispondendo ad un solo capo erano una minaccia politica per lo stato della Chiesa e questa, per non perdere il suo potere iniziò una repressione che coinvolse anche quello che rimaneva dei culti precristiani che vennero chiamati: “stregonerie”. Una figura era particolarmente apprezzata dagli antichi, le davano i nomi più disparati e ne avevano tutti un grande rispetto. Si trattava di una sorta di spirito dei boschi e delle foreste, un essere libero che non conosceva concetto di bene e di male ma solo quello dell’istinto naturale e che, con la cultura romana, prese il nome di Pan. I greci infatti ne avevano fatto un Dio vero e proprio ma esso era già presente nella penisola italica con altro nome, spesso più di uno. Sotto l’epoca romana si stabilizzò con questo nome ma anche in altre figure come i fauni, o i fanciulli delle feste lupercali (cristianizzate nella festa di san Valentino). L’essenza di tale spirito libero era il frutto della lunga maturazione dei greci, del passaggio da caos a ragione per tornare alla natura, un ciclo che gli costò molte delusioni e al quale la moderna società di sta indirizzando. Per le popolazioni italiche era invece un’ovvietà: gli etruschi, predecessori dei romani, avevano concetti sociali abissalmente differenti dallo stato militare che poi si impiantò, erano sessualmente liberi e molto paritari fra uomini e donne, il tradimento matrimoniale non era condannato né alcuna pratica annessa. Per un popolo tanto vivo era impossibile immaginare divinità ordinate come quelle delle polis. Nel momento in cui queste culture si incontrarono il prodotto dell’evoluzione di una divenne l’inevitabile rappresentante delle credenze dell’altra. Il monoteismo era, al contrario anche della società romana, pregno di tabù soprattutto sessuali e verso la donna, presenti anche in altre religioni giudaiche anche se con accezioni e ripercussioni diverse. Questi tre pensieri si andarono incontrando in un primo momento con tolleranza e convissero negli stessi ambienti senza scontri di riguardo ma nel momento in cui il Cristianesimo si affermò come religione predominante anche da un punto di vista politico (comportamento tipico del monoteismo che tende ad istallarsi sia religiosamente che politicamente) iniziò una rapida discesa verso la repressione di quelle credenze che erano con esso in aperto contrasto, fra queste figurarono proprio quegli usi che erano sopravvissuti all’Impero e che ora impregnavano i gesti quotidiani della popolazione. Fra questi usi era ancora forte e presente l’adorazione verso quegli spiriti naturali che rappresentavano la libertà selvaggia e che ormai avevano connotazioni, riprese come abbiamo detto dalla religione ufficiale romana, molto precise. Pan appariva come una divinità dalle forme mostruose, similmente alle divinità protettrici primitive (mostro infatti significa segno divino, prodigio) e il suo copro era un insieme di tratti umani ad altri caprini. Che la capra avesse un grande significato simbolico è chiaro se si ricorda la sana abitudine di dare ai bambini il latte di tale animale uso ancora in voga in Italia fino agli ultimi anni del 1950, infondo Zeus stesso era stato allattato dalla capra Amaltea. Quindi dopo la schiera delle divinità perfette come Apollo o Athena che avevano forme umane e erano portatrici di razionale ordine e giustzia nasce, nella mitologia greca, Pan dalle forme animali e in grado di terrorizzare mortalmente con il solo grido (la parola panico deriva proprio da Pan) ma anche capace di avere un rapporto con quella natura che gli Dei dell’ordine avevano perso. Assieme a Lui c’erano poi le schiere di piccole divinità come i fauni estremamente simili nell’aspetto, che possiamo paragonare al piccolo popolo del nord Europa. Essi infatti non erano esattamente divinità e pur essendo longevi morivano come gli uomini; popolavano i boschi ed erano legati, come Pan che si identificò con l’agreste Fauno nei latini, ai rituali di fertilità e di sessualità. È facile immaginare che spiriti di tale portata umana avessero grande presa fra il popolo e che anche in età cristiana erano alla base delle pratiche e delle invocazioni quotidiane se si pensa a certe usanze dell’area franco-celtica, ancora oggi presenti, riguardanti la fertilità e il potere di rocce, alberi e altre manifestazioni naturali, piccoli esseri magici compresi. E non è difficile immaginare come una tale divinità sensuale fosse difficilmente associabile ad una figura di santo e quindi incompatibile con la cristianità che si era affermata. Pan quindi divenne l’identificazione del male, come ogni religione era portatrice del verso del famoso astro di luce detto Lucifero (lucifer, astro, stella): il male quindi prese le connotazioni di Pan ed ebbe corna e zoccoli caprini oltre a chiare accezioni sessuali. Potremmo delineare l’evoluzione della sessuofobia nel monoteismo cristiano ma infondo è piuttosto noioso e intriso dei pensieri di vari santi che in realtà altro dicevano. Si può dire che c’è stato un momento in cui la società, al seguito del crollo delle certezze che un impero come quello romano aveva dato e che i longobardi avevano spazzato via, era caduta in un sonno profondo non della ragione ma della sua identità. In questa lunga crisi essa era regredita ad un livello che ormai non osservava da secoli: la presenza di svariate pratiche, l’assenza di un’etica precedentemente più certa sono solo due dei tanti sintomi di questa confusione della società. In questo concetto il Cristianesimo ha ritenuto opportuno fare un’opera di repressione sulla società per adeguarla non solamente nelle parole ma anche nei fatti alla propria dottrina sfruttando un momento che raramente dura tanto nella storia delle società, e così si è scontrato con il folclore popolare che conservava care in se le antiche usanze, e ha operato uno stravolgimento dei significati per infine imputarli come negativi e causa di quella confusione. Inq uesto modo Pan, il Dio dei boschi e delle foreste e i fauni, esseri naturali quanto elfi e folletti nordici, divennero rappresentazioni figurative del male supremo. Il protettore delle messi nipote di Saturno, divinità buona e cara ai latini, Fauno che con il tempo aveva preso le connotazioni fisiche di Pan divenne il Diavolo, un Diavolo la cui colpa era di essere naturalmente libero, in sintonia con l’ambiente che lo circondava e gioiosamente selvaggio e goliardico. Eppure, il fatto “curioso” di questa lunga evoluzione è che sia i romani che i cristiani tentarono di eliminare o almeno di mitigare questi spiriti selvaggi senza avere grandi risultati. I romani ne cambiarono in pratica solo i nomi e pur scoraggiandone l’adorazione non la fermarono tanto che giunse fino a cristianizzazione inoltrata. Il Cristianesimo tentò di distruggerle arrivando a veri e propri stermini di massa meglio di quanto figure storiche moderne avessero mai sperato di fare eppure è riuscito solo a cambiargli nome, anzi ne ha creato due differenti e distanti correnti di pensiero: da una parte ha continuato ad esistere Pan, il Dio della vita dai cento volti e i mille nomi della Stregoneria; dall’altro ha creato il proprio opposto, il satanismo Due diavoli quindi distinti: il primo, Lucibello, eredita dai panteon greci la goliardica sensualità naturale; il secondo, Satana, eredita dal Cristianesimo le sue dottrine e gliele stravolge contro. La differenza fra i due, a parte quelle che ormai sono chiare, è che Lucibello non esiste solo nella Stregoneria come al contrario Satana è adorato solo dal satanismo. No, perché le usanze non sono cambiate. Esso ha solo preso nomi diversi, più di mille fra santi, sante e divinità. Così se ieri si festeggiavano le lupercali oggi si festeggia san Valentino. Ah, Valentino deriva dal latino: valent valentis, e significa “sessualmente pronto al matrimonio”…
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