Eclettismo, una scelta o una necessità?
(Di Lilith Spirito del Vento)
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Molte persone decidono di seguire la strada eclettico-solitaria per mancanza di
conoscenze
o pensando che questo li autorizzi a fare quello che vogliono. In realtà
l'eclettismo è la
strada più complessa da percorrere. L'eclettico è uno sperimentatore, uno
scienziato della
magia. Per ogni rito funzionale ce ne sono migliaia fallimentari alle spalle,
per ogni
lavoro magico c'è uno studio approfondito di tutti singoli aspetti, per ogni
convinzione
i tortuosi sentieri della solitudine.
Molto spesso mi trovo a confronto con streghe legate a congreghe e la storia
dell'ultimo
secolo pagano porta in se il pensiero che praticare in gruppo sia migliore.
Eppure le
streghe lavoravano da sole, mai e poi mai potevano permettersi di riunirsi o di
cercare
altri come loro. Spesso si lasciavano seguire dall'istinto e creavano,
inventando di sana
pianta rituali e incanti su quelle basi culturali che formano il nostro
background
personale.
Quelle streghe, disperse sui monti Appennini o tra i paesini di campagna erano
eclettiche
solitarie.
Dalla fine dell'ottocento sembra invece nascere il bisogno di unirsi. Le
motivazioni
energetiche che portano a questa decisione inconscia posso risultare chiare
anche dagli
eventi che hanno contraddistinto l'ultimo secolo, questo non toglie però che
alla base
dei percorsi sciamanici c'è il lavoro solitario a livello di pratica magica,
che una volta
appresa e migliorata viene usata a vantaggio di una comunità sociale.
Oggi l'eclettismo è largamente diffuso quanto largamente limitato, le streghe
che creano
sono infinite, le streghe che lo sanno fare pochissime. La ricerca magica viene
eclissata
dai mezzi d'informazione mentre l'ignoranza dilaga.
Più facile trovarsi una congrega, o coven, che fornisca un percorso già
pronto. Cosciente
di aprire un vespaio continuo.
Per quanto una congrega prenda a se individui che rientrino in un complesso
gioco
interiore ed energetico (in due parole: persone che indossano già lo stesso
abito della
congrega stessa), vero è anche che siamo in continua evoluzione e che, per
fortuna, non
cambiamo tutti contemporaneamente. Una scelta oggi condivisibile domani non lo
è più e per
quanto un gruppo sia democraticamente affiatato la convivenza implica in se
concetti di
adattamento. E adattarsi è ben lontano dallo spirito di un eclettico.
Non sto qui includendo fra le righe giudizi di valore anche se potrebbero
trapelare
essendo io un'eclettica anche piuttosto orgogliosa di questo, puntualizzo che è
del tutto
involontario e che pur non condividendo questa scelta per me impossibile al
momento non
giudico peggiore chi la segue. Diverso... e sono stata fin troppo sincera.
Adattamento, stati di rallentamento dovuti ad altri rientrano sempre scomodi ad
uno
spirito idoneo all'eclettismo. Similmente ad un abito troppo stretto.
Per altro non si può decidere di divenire eclettici, ci si nasce o meglio è
uno stadio di
percorso nell'evoluzione karmica. Il continuo studiare, il continuo mettersi in
discussione (che rende spesso la persona non ben disposta ad essere messa in
discussione
anche da altri), i fondamenti raggiunti con il sudore e la sofferenza che
nascono in ogni
situazione dove il branco (alla base dei rapporti naturali umani) viene meno, la
creatività invasiva e impositiva, la frenesia divoratrice sono parte
dell'essenza di chi
ha la forza di accettare questo percorso assieme a tutti loro opposti negativi:
la
solitudine, la frustrazione, l'irrigidimento, la fame di sapere spesso violenta,
l'autoritarismo ideologico, la difficoltà di confronti, la mancanza spesso di
diplomazia
e altri ancora.
Ho sempre pensato che la morte facesse molta paura agli uomini proprio perchè
è
l'affrontare l'ignoto in solitudine, morire con vicino qualcuno aiuta
enormemente e se
l'iniziazione è una rinascita noi siamo quelli che muoiono da soli per scelta,
per
concentrarsi meglio sul viaggio e sui colori che può avere, per coglierlo fino
in fondo
senza paure. Ma siamo anche quelli che vogliono nascere da soli, che apriranno
gli occhi
in un luogo sconosciuto, senza alcuna difesa, pronti ad affrontare la selezione
naturale
che porterà via anche i migliori fra di noi. Alcuni piangeranno per loro, altri
guarderanno
con gli occhi di chi ha compreso che la natura compie il suo corso senza falsi
moralismi o
inutili pietà.
Le notti silenziose dove neppure il fiato degli Antichi Spiriti si alza in segno
di
rispetto al fuoco negli occhi di chi li ha invocati, fuoco nato dal cuore che si
conosce,
si susseguono a notti dove neppure una falena risponde al richiamo, perchè
debole e incerto.
Alcuni avranno la sfrontatezza di dire che per loro è la stessa cosa e la loro
presunzione
verrà restituita. Questa strada non la si conosce, non la si vive, non la si
sceglie, non
la si desidera. Questa strada si subisce.
Alcuni sono forti abbastanza da accettarlo, altri cercano per tutta l'esistenza
la parola
amica e vengono puntualmente delusi dalle loro stesse aspirazioni. Ogni
eclettico di media
statura che ho conosciuto è in cerca di qualcuno: sia un amico, un amante è
comunque
qualcuno con cui condividere questa vita, questo percorso. Ma gli eclettici veri
che ho
la fortuna di conoscere non cercano, vivono apprendendo ciò che si sono
precedentemente
destinati di conoscere. Smettere di combattere la propria evoluzione è il primo
passo verso
la saggezza, apprendere e metabolizzare i propri nodi karmici è già lavoro da
Saggi.
Questo non è un canto alla solitudine, l'eclettico a differenza del solitario
non è detto
che disdegni la compagnia. Non ci sono regole, appunto.
E' il gioco della tela di Penelope, di giorno la si costruisce, salda e forte,
ma di notte
viene distrutta in poco tempo. Allo stesso modo le convinzioni che fino al
giorno prima
erano sacre vengono del tutto annullate il giorno dopo.
Alcune streghe sono arroganti perché hanno la certezza di non essere sole.
Altre streghe
sono arroganti perchè hanno provato a se stesse che hanno ragione.
L'eclettico è arrogante perché sa che cambierà idea.
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