| La Grecia antica e le fatture
(di Klaohi Zis) |
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"Incateno Smindyrides a Hermes il Soccorritore, a Persefone regina degli Inferi e a Lethe. Incateno la sua mente, la sua lingua e la sua anima" parte di defixio greca. |
Atene la culla della civiltà, il regno indiscusso della razionalità intellettuale europea. Eppure, non senza sorpresa, vengono sempre più spesso ritrovati manufatti estremamente interessanti sulla vita quotidiana del popolo che ha creato, cullato e nutrito il pensiero occidentale razionale, manufatti che illustrano esplicitamente quanto la civiltà sociale, le capacità intellettuali, le finezze di pensiero filosofiche riuscissero ad andare in perfetto accordo con ciò che poi è stato definito "superstizione". Malocchio, fatture, crudeli maledizioni, feticci e bamboline di perizia artistica invidiabile, con timbri di artigiani specializzati e famosi permettono agli archeologi di affacciarsi su una realtà quotidiana pregna di rancori, odi e adorazioni alle divinità infere come Ecate, Persefone, Demetra, Ade e non per ultimo Hermes il Soccorritore. Dietro a queste maledizioni appaiono palesemente firme illustri anche della filosofia e dei sofismi intellettuali illustrando quindi un universo culturale molto diverso da ciò che è stato descritto sui banchi di scuola dove i greci venivano disegnati come sapienti uomini, satirici commediografi ed etici eroi.
Ad Atene la quotidianità sfilava nella pace dei licei, nei mercati dominati dalle statue di Hermes, protettore di ladri e commercianti (insieme!), nelle riunioni democratiche dove gli uomini assistevano a processi e dove ci si scambiava tutti quei pettegolezzi che sono alla base di una umana convivenza. Poteva capitare di incontrare curiosi mercanti che portavano con se odori di paesi lontani e racconti di esseri mitologici, oppure sofisti in cerca di nuovi allievi per le loro scuole. Ci si poteva emozionare osservando una commedia quanto una tragedia ma sempre meno che assistendo ad un processo dove la vita reale diventava spettacolo (un po' come oggi lo sono i programmi della De Filippi ma molto più realistici).
Ma dietro alle splendide orazioni che gli ateniesi si facevano scrivere dai logografi* per difendersi o per accusare qualcuno si nascondeva un universo di fatture e maledizioni verso accusatori, testimoni e logografi.
Lo scopo era di legare un avversario in una sorte di morte interiore e non fisica. Gli si legavano parti singole del corpo, per prima la lingua, piuttosto che l'insieme. Renderlo quindi morto prima che morisse.
Altrettanto si può ritrovare per risolvere questioni d'amore, di gelosie o tradimenti ma le maledizioni rivolte a casi giudiziari giungono ad un livello di pathos in alcuni casi che rende ottimamente l'idea.
La pratica aveva non solo degli stardard fissi di frasi idonee ma soprattutto necessitava di una figura estremamente vicina alla strega: un individuo per lo più di classe sociale molto bassa che conosceva la ritualità idonea perché il legamento funzionasse. Questo è facilmente riscontrato dalla presenza di ingenui errori grammaticali anche quando i processi permettono di risalire a nobili famiglie piuttosto che a illustri figure delle scienze. Le persone designate a questo scopo lavoravano di questo e i loro lavori raggiungono una perfezione stilistica invidiabile. Nonostante infatti gli errori degni di un attuale studente di ginnasio, i caratteri sono scritti ad arte e di grandezze microscopiche (1/2 massimo 3 millimetri d'altezza, oggi leggibili solo grazie all'uso del microscopio) al chiaro scopo di rendere la maledizione nascosta ad occhi indiscreti. Queste venivano poi avvolte su se stesse e depositate presso un santuario legato ad una divinità degli inferi, oppure in un pozzo (cadendo così nel profondo degli Inferi), o presso la tomba di un proprio avo che avrebbe fatto in modo di portare il messaggio a chi di dovere. Il materiale non era da sottovalutare: il più usato era il piombo considerato un metallo vile e molto freddo, adatto quindi ad invocare la morte e la sofferenza, usate però anche la ceramica, il papiro, oggetti vari, tavolette coperte di cera o calcare.
Il testo è pregno di potere invocativo, breve e coinciso. Esistevano tre tipi di maledizioni, dette defixiones**: diretta, in cui è esplicitamente invocato il male dell'affatturato; a preghiera, dove si invoca la divinità perché arrechi danno al nemico; quella similia similibus, dove si richiede che l'avversario diventi come qualcos'altro ad esempio un morto o il gelido piombo sul quale viene scritta. Per accrescerne il potere si chiedeva l'intervento delle divinità o dei morti stessi che ormai risiedenti negli Inferi erano in grado di nuocere ai viventi. Altra formula scritta di accrescimento di potere era l'uso di particolari figure magiche all'interno della lamina oppure il rovesciamento dei nomi o di alcune frasi particolari per ottenere il ribaltamento delle fortune dell'avversario. E per garantirne l'effetto la si celava il più possibile, non solo con una scrittura tanto minuta da essere illeggibile ma anche mescolando due lingue insieme, per lo più latino e greco.
I maledetti erano illustrati con i propri nomi uno dietro l'altro quando presenti più persone. Le richieste variavano dalla morte interiore a quella fisica alla perdita dell'uso di un senso come la lingua nel caso degli attori, o di un arto. Erano spesso inclusi anche i beni animali dell'affatturato, si chiedeva quindi altresì la morte di cavalli e bestiame nonché di persone ad esso care o a lui vicine.
Ma erano anche presenti dei veri e propri feticci, per lo più anche questi in piombo e di grandezze infinitamente piccole. I feticci erano custoditi dalla propria piccola bara dietro il cui coperchio veniva scritta la maledizione che poteva essere anche contenuta nelle laminette di cui sopra. Oppure i feticci erano rappresentazioni degli avi che si volevano ingraziare, come nel famoso caso delle tombe dei due fanciulli nel Ceramico che si riferisce al processo agli strateghi della battaglia delle Arginuse***. Sulle bamboline e sui sarcofagi sono iscritti minuziosamente i nomi delle persone colpite dalla maledizione. Nello stesso insediamento è stato rinvenuto un'altra bambolina interessante: essa ha le mani legate dietro la schiena e la maledizione, celata all'interno del coperchio del minuscolo sarcofago, riporta una serie di nomi da legare con la prudente aggiunta: "e qualsiasi altro stia dalla loro parte".
*(legge voleva che non ci si potesse far difendere da terzi, così nacquero i primi avvocati detti "logografi" da logos "discorso" e grapho "scrivo" che componevano a pagamento le arringhe delle cause da perorare; tra i più famosi Antifone, Demostene, Lisia, Isocrate)
** o defixio, dal latino defigere: inchiodare, legare. Con il chiaro scopo quindi di immobilizzare chi veniva colpito dalla maledizione.
*** Vicino a Lesbo si tenne una battaglia navale tra ateniesi e spartani (406 a.c.) che fu vinta da Atene ma durante la quale si scatenò una violenta tempesta. Degli otto strateghi nessuno si procurò di trarre in salvo i guerrieri ateniesi che avevano permesso la vittoria. Il processo fu molto seguito e gli strateghi vennero accusati di negligenza e incapacità, nonostante la vittoria. Sei di questi fuggirono da Atene mentre solo due rimasero. Furono tutti ritenuti colpevoli e condannati.
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